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Come noto, in virtù della grave emergenza sanitaria in cui si trova al momento l’Italia per il coronavirus, il Presidente del Consiglio dei ministri con proprio decreto emesso in data 8 marzo ha disposto una serie di limitazioni per alcune zone d’Italia (intera regione della Lombardia e 14 province nelle regioni Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna).

Già con questo primo provvedimento sono state disposte limitazioni agli spostamenti per tutti i cittadini residenti nelle zone sopraindicate, seppur non sia stato previsto un divieto assoluto di movimento come invece per le cosiddette “zone rosse” del Lodigiano.

In virtù del DPCM del 8 marzo 2020 è possibile quindi spostarsi unicamente per esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute, esibendo agli eventuali controlli svolti dalle Forze dell’Ordine il modello di autocertificazione che attesti il motivo per derogare alla direttiva di ridurre il movimento da un’area all’altra.

Successivamente con nuovo decreto in vigore da oggi le medesime limitazioni sono state disposte per l’intero Paese, ma ci soffermiamo proprio sull’autocertificazione prevista dal decreto.

 

IL DOCUMENTO DI AUTOCERTIFICAZIONE

Innanzitutto, un’autocertificazione consiste in una dichiarazione scritta che viene compilata, spesso su moduli già predisposti, con i propri dati personali e anagrafici e che viene sottoscritta di proprio pugno consegnandola all’autorità di Pubblica Sicurezza.

 

DEFINIZIONE DI AUTOCERTIFICAZIONE

Quel che dobbiamo esaminare è il contenuto della dichiarazione richiesta e le conseguenze derivanti in caso di dichiarazioni false.

Anzitutto una premessa per comprendere il significato dell’autocertificazione: la norma di riferimento è costituita dagli artt. 46 e 47 del D.p.r. 445/2000 i quali statuiscono in tema di dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà. Sostanzialmente l’autodichiarazione va quindi a sostituire il certificato che attesterebbe per iscritto stati, qualità personali e fatti (solo a titolo di esempio, la residenza, i titoli di studi, il godimento dei diritti civili e politici, le qualifiche professionali ecc.).

 

IL CONTENUTO DELL’AUTOCERTIFICAZIONE EX DPCM 9 MARZO 2020

Veniamo ora al contenuto dell’autodichiarazione richiesta nel DCPM in esame: il soggetto sottoposto a controllo delle forze di polizia dovrà attestare le ragioni alla base della propria necessità di spostamento (limitata appunto dal decreto in vigore) e quindi, dopo aver compilato la sezione dei propri dati anagrafici e dei propri recapiti, dovrà attestare, consapevole del decreto in vigore e delle limitazioni previste in tema di spostamento in entrata e uscita dalle zone già indicate, da quale località sia proveniente e verso quale località sia in transito e dovrà specificare quale sia la ragione che ha determinato il viaggio (rientrante tra comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute).

La dichiarazione termina poi con data, ora e luogo del controllo da parte delle forze di polizia e sottoscrizione del soggetto dichiarante, con sottoscrizione anche da parte dell’operatore di polizia che riceve l’autocertificazione in oggetto.

 

LE CONSEGUENZE DELLE DICHIARAZIONI FALSE

Esaminiamo quindi ora a quali conseguenze si possa andare incontro nel caso in cui le dichiarazioni sopra riportate siano false.

Già nell’autocertificazione è presente un primo riferimento normativo: il soggetto dichiarante afferma infatti, sottoscrivendo il modulo, di essere consapevole delle sanzioni previste dall’art. 4 comma 1 del DPCM, che richiama espressamente la possibile violazione dell’art. 650 c.p., salvo che il fatto non costituisca più grave reato.

Tale norma tuttavia non punisce espressamente la falsa dichiarazione, ma è connessa per lo più alla violazione delle limitazioni indicate nel decreto governativo.

 

LA PENA

Di fatto, mediante la falsa dichiarazione, il soggetto si assicura una libertà di movimento che invece il DPCM voleva limitare ed evitare, e comporterebbe pertanto l’inosservanza di un provvedimento dato dall’Autorità per ragione di sicurezza pubblica o di ordine pubblico, configurando quantomeno la violazione del reato di cui all’art. 650 c.p. per cui sono previste pene dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino ad Euro 206,00.

Sono ipotizzabili tuttavia anche violazioni di norme penali ben più gravi quali quelle di cui agli artt. 438 e/o 452 c.p.

Si badi bene però che il comportamento di chi attesta un fatto non vero (pur di assicurarsi la libertà di movimento) potrebbe configurare, oltre al reato sopradetto, anche altra grave fattispecie delittuosa, e precisamente l’art. 483 c.p. e/o l’art. 495 c.p. che puniscono – il primo – la falsa attestazione al pubblico ufficiale commessa dal privato in atto pubblico e – il secondo – la falsa attestazione al pubblico ufficiale su identità o qualità personali proprie o di altri.

 

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Quindi si suggerisce particolare attenzione a quel che si dichiara compilando l’autocertificazione in caso di controllo da parte delle forze di polizia poiché si potrebbe incorrere in serie responsabilità penali.