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Il valore probatorio della sentenza penale di patteggiamento emessa nei confronti del datore di lavoro è stata oggetto di valutazione da parte della Corte Costituzionale limitatamente alla sua efficacia in sede civile.

Quest’ultima, infatti, ha affermato che “alla sentenza di patteggiamento non si può certamente riconoscere natura di vera e propria sentenza di condanna, stante il profilo negoziale che la caratterizza e la conseguente carenza di quella piena valutazione dei fatti e delle prove che costituisce nel giudizio ordinario la premessa necessaria per l’applicazione della pena” (Corte Cost., 11.12.1995, n. 499).

Nel medesimo provvedimento giudiziale, la stessa Corte prende poi in considerazione l’art 445 c.p.p., comma 1, che equipara la sentenza di patteggiamento ad una pronuncia di condanna, tuttavia facendo salve le diverse disposizioni di legge che ne escludono alcuni effetti tipici, tra cui la stessa efficacia nei giudizi civili o amministrativi. 

Pertanto, ne consegue che il giudice civile possa avere comunque contezza della responsabilità del soggetto nei confronti del quale viene emessa.

Quindi “se per un verso vi è nell’istituto una componente negoziale, e manca un accertamento pieno della responsabilità (Corte Cost., 11.12.1995, n. 499), per il verso speculare la componente negoziale non esaurisce i molteplici aspetti dell’istituto, che non diventa un negozio, ma rimane un giudizio, che si conclude con l’irrogazione di una pena, il quale comporta, quale condizione imprescindibile appunto per l’irrogazione di una pena, l’ammissione di un fatto storico” (Cass. Sez. Lav., 28.3.2006, n. 7071)

La Corte di Cassazione ha analizzato in maniera specifica la doglianza dell’INAIL riguardante la mancata considerazione, quale fonte di prova, della sentenza di patteggiamento in sede di azione civile di regresso contro il datore di lavoro per i contributi versati al lavoratore infortunato: “si riconosce che le risultanze del procedimento penale non sono vincolanti, ma possono esser liberamente apprezzate dal giudice civile ai fini degli accertamenti di sua competenza (Cass. n. 26250 del 2019). E’ stato pure affermato che la sentenza penale di “patteggiamento” costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità ed  il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione (Cass. n. 15889 del 2011)” (Cass. 19.9.2012 n. 15715).