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Il reato di truffa e quello di appropriazione indebita sono entrambi delitti contro il patrimonio e la disciplina di queste due fattispecie è affidata agli artt. 640 e 646 del Codice Penale.

CHE COSA PREVENDONO LE NORME RIGUARDO AI DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO

Per quanto riguarda la truffa, l’art. 640 prevede la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da euro 51,00 a 1.032,00 per chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé un ingiusto profitto con altrui danno.

La giurisprudenza, con orientamento ormai consolidato, ha stabilito che gli artifizi e i raggiri non si concretizzano nei soli comportamenti commissivi ma possono consistere anche nel semplice silenzio, per esempio tenuto su circostanze fondamentali per la conclusione di un contratto, ponendo in essere così una truffa contrattuale (Cass. Pen. Sez. II n. 23079/2018).

È necessario tuttavia che gli artifizi e i raggiri siano idonei a indurre in errore un soggetto, essendo questi necessari all’appropriazione dell’oggetto del reato.

Per quanto riguarda invece l’appropriazione indebita, l’art. 646 c.p. prevede per chiunque si appropri del denaro o del bene mobile altrui in proprio possesso, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, la reclusione da due a cinque anni, con multa dagli euro 1.000 a euro 3.000.

Il reato di appropriazione indebita richiede come presupposti per la configurabilità di tale delitto, che il soggetto agente sia in possesso ovvero abbia la disponibilità della cosa e che vi sia una relazione funzionale tra la cosa e l’agente. L’oggetto del reato appartiene dunque ad un’altra persona.

 

SIMILITUDINI E DIFFERENZE TRA TRUFFA E APPROPRIAZIONE INDEBITA

In primo luogo occorre evidenziare come la disponibilità dell’oggetto del reato permetta di delineare le due diverse fattispecie delittuose: perché si configuri il reato di appropriazione indebita, la cosa deve essere già nella disponibilità dell’autore del reo; al contrario, nel reato di truffa la condotta dell’autore del reato fa sì che l’oggetto entri solo in quel momento nella propria disponibilità.

La Cassazione Penale, con sentenza 56191/2019, ha stabilito che sussiste il delitto di truffa quando gli artifici e i raggiri siano necessari all’appropriazione, viceversa, nel reato di appropriazione indebita, l’artifizio e il raggiro vengono posti in essere dopo l’appropriazione del bene.

Con le modifiche apportate dal d.lg. 36/2019, anche il reato di appropriazione indebita, come il delitto di truffa, è procedibile a querela della persona offesa.

 

CIRCOSTANZE AGGRAVANTI PER I DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO

Per quanto riguarda il reato di truffa, l’art. 640, al comma 2, prevede tre ipotesi di circostanze aggravanti: nel caso in cui il fatto sia commesso a danno dello Stato o altro ente pubblico, se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario, ovvero se il fatto è commesso per motivi abietti o futili o  per occultare altro reato, la pena è aumentata da uno a cinque anni e la multa da 309,00 euro a 1.549 euro.

La truffa aggravata, fattispecie punita ai sensi dell’art. 640 bis, prevede la reclusione dai due ai sette anni, qualora il fatto posto in essere riguardi il conseguimento di erogazioni pubbliche, da parte dello Stato, da altri enti pubblici o dalle comunità europee.

Anche l’art. 646 al secondo comma prevede una circostanza aggravante specifica: qualora la cosa posseduta sia custodita a titolo di deposito necessario, e dunque si trova nella disponibilità del soggetto agente per una circostanza inevitabile dalla persona offesa, la pena aumenta.

 

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