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L’istituto dell’amministratore di sostegno – introdotto nel nostro ordinamento dalla legge n. 6 del 2004 – rappresenta una misura di protezione a tutela dei soggetti fragili, accanto agli strumenti più tradizionali e rigidi dell’interdizione e dell’inabilitazione.
Principio ispiratore della riforma è stato quello di individuare una disciplina in grado di garantire una concreta assistenza alle persone deboli, valorizzando tuttavia le loro residue capacità di autodeterminazione.
A norma dell’art. 404 del codice civile, l’amministrazione di sostegno può essere richiesta a favore di quei soggetti che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovino nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

NOMINA DELL’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO 

La domanda è presentata tramite ricorso, esente da contributo unificato, al Giudice Tutelare del luogo di residenza o di stabile domicilio del beneficiario, corredato con una marca da bollo da € 27,00 per diritti forfetizzati di notifica.
Legittimati a proporre ricorso per la nomina dell’amministratore sono il Pubblico Ministero, il beneficiario della misura, il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado, l’unito civilmente in favore del proprio compagno, il tutore dell’interdetto ovvero il curatore dell’inabilitato.
Inoltre, il legislatore, all’art. 406, co. 3 c.c., ha introdotto un vero e proprio obbligo giuridico in capo ai “responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno”.
Il Giudice Tutelare, ricevuto il ricorso, fissa l’udienza di comparizione davanti a sé: il ricorso e il decreto di fissazione di udienza devono essere notificati, a cura del ricorrente, al coniuge o al convivente di fatto del beneficiario, ai parenti entro il quarto grado, agli affini entro il secondo grado ed eventualmente al tutore del beneficiario interdetto ovvero al curatore del beneficiario inabilitato.
Seguirà poi una fase istruttoria durante la quale verrà udito il beneficiario ed i congiunti presenti.
La scelta dell’amministratore viene effettuata “con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario”. Qualora l’interessato non abbia designato un amministratore di sostegno, in vista della propria eventuale futura incapacità, l’art. 408 individua i soggetti da preferire per la nomina, ossia “il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata”
Esaurita la procedura, il giudice tutelare provvederà alla nomina con decreto motivato ed immediatamente esecutivo.

 

COMPITI E POTERI DELL’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

A norma dell’art. 405, co. 5, n. 3 c.c., il decreto di nomina dovrà contenere l’indicazione dell’oggetto dell’incarico e degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario.
In particolare, l’opera dell’amministratore si sostanzia in due ambiti: la cura della persona, vale a dire la tutela della salute, nonché la gestione degli aspetti relazionali e sociali della sua vita; e la cura del patrimonio, finalizzata alla conservazione delle risorse finanziarie e al soddisfacimento delle necessità ordinarie e straordinarie del beneficiario.

 

REVOCA E SOSTITUZIONE

La revoca dell’amministratore di sostegno può avvenire ad istanza degli stessi soggetti abilitati a richiederne la nomina qualora si siano determinati i presupposti per la cessazione dell’amministrazione di sostegno. Ciò in particolare accade nei casi in cui cessi l’infermità del beneficiario ovvero si aggravi con conseguente necessità di interdizione o inabilitazione.
In secondo luogo, il giudice può disporre la sostituzione dell’amministratore di sostegno in caso di negligenza, abuso di potere, incapacità dell’adempimento dei compiti, indegnità dell’incarico.

 

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Lo Studio rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento occorresse.

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