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La competenza penale del Giudice di pace è stata istituita nell’anno 2000, segnatamente con il decreto legislativo n. 274 del 28 agosto 2000.

OBIETTIVO PERSEGUITO DAL LEGISLATORE CON L’INTRODUZIONE DELLA COMPETENZA PENALE DEL GIUDICE DI PACE

L’obiettivo perseguito dal legislatore attraverso l’introduzione di questa novità è stato quello di ridurre il carico di lavoro degli uffici giudiziari ordinari, attribuendo alla competenza del Giudice di pace tutti quei reati c.d. “bagatellari”, ovvero afferenti all’area della microcriminalità e della microconflittualità interindividuale, tra i quali si annoverano, a mero titolo esemplificativo, reati come l’ingiuria, la diffamazione, le lesioni semplici, le percosse, il furto perseguibile a querela, la minaccia, la sottrazione di cose comuni, la somministrazione di bevande alcoliche ai minori e gli atti contrari alla pubblica decenza. Si tratta pertanto della fascia minore della criminalità composta da reati che non destano un particolare allarme sociale e che si tenta di fronteggiare attraverso riti semplificati e più rapidi rispetto a quelli ordinari.

 

FASE INTRODUTTIVA DEL PROCEDIMENTO PENALE COL GIUDICE DI PACE

Il procedimento penale avanti al Giudice di pace si apre con le indagini preliminari, le quali si caratterizzano per il ruolo centrale della Polizia Giudiziaria, che infatti opera in piena autonomia, senza deleghe e senza direttive dell’Autorità Giudiziaria. Le indagini si svolgono per un periodo di tempo di massimo quattro mesi, al termine dei quali la P.G. trasmette una relazione scritta al Pubblico Ministero. Tale iter non esclude, tuttavia, la conduzione delle indagini da parte dello stesso P.M. laddove risulti necessario in base alle circostanze del caso concreto. In base alla relazione ricevuta dalle Forze di Polizia, il Procuratore della Repubblica si determina nel senso di richiedere l’archiviazione del procedimento ovvero nel senso di formulare l’imputazione a carico dell’indagato. Più in particolare, l’archiviazione viene richiesta allorquando la notizia di reato risulti infondata all’esito delle indagini, oppure per particolare tenuità del fatto (cioè quando il fatto risulti avere un’offensività penale minima) o ancora per intervenute condotte riparatorie o risarcitorie da parte del reo. Diversamente, se la notizia di reato risulti fondata e ci siano gli elementi per sostenere l’accusa in giudizio, il P.M. esercita l’azione penale attraverso la citazione a giudizio (art. 20) e formulando all’uopo il capo di incolpazione. Successivamente, si apre la fase del giudizio vero e proprio.

Invero, il procedimento sin qui delineato che porta alla fase del giudizio non è l’unico astrattamente ipotizzabile. Infatti la L. n. 94 del 2009 ha introdotto i seguenti riti:

  • la presentazione immediata a giudizio (art. 20 bis): applicabile a fronte della commissione di reati di competenza del Giudice di pace procedibili d’ufficio, allorquando via sia la flagranza di reato ovvero la prova di colpevolezza del reo risulti evidente;
  • la citazione contestuale (art. 20 ter): applicabile nelle stesse situazioni della presentazione immediata a giudizio con l’aggiunta delle gravi e comprovate ragioni di urgenza e dello stato di limitazione o di privazione della libertà personale dell’imputato.

Il giudizio avanti al Giudice di pace si apre con l’udienza di comparizione, nel corso della quale possono essere attivati alcuni strumenti deflattivi del contenzioso volti a definire anticipatamente il processo. Tali strumenti sono il tentativo di conciliazione delle parti effettuato dal giudice e la domanda di oblazione presentata dal reo. In caso di esito infruttuoso di queste procedure, ovvero nei casi in cui esse non possano essere attivate, il giudizio prosegue con le forme ordinarie del dibattimento, seppur tutte improntate all’essenzialità.

 

FASE GIUDIZIALE DEL PROCEDIMENTO PENALE COL GIUDICE DI PACE

Nel caso in cui il Giudice di pace, all’esito del processo, ritenga di adottare una sentenza di condanna, e quindi di irrogare una sanzione penale, incontrerà delle limitazioni quanto alle tipologie di pene che può infliggere. Infatti egli non può irrogare pene detentive, bensì solo la pena pecuniaria di ammontare non superiore a 2.582,00 euro, oppure le seguenti sanzioni alternative, definite “paradetentive”:

  • la permanenza domiciliare (art. 53): consistente nell’obbligo di trascorrere il sabato e la domenica presso la propria abitazione;
  • il lavoro di pubblica utilità (art. 54): consistente nel prestare un’attività lavorativa non retribuita in favore della collettività, per un massimo di sei ore settimanali, compatibilmente con esigenze di studio o di lavoro;

Per quanto concerne le impugnazioni delle sentenze del Giudice di pace, l’appello può essere proposto dal Pubblico Ministero e dall’imputato nel caso di sentenza di condanna a pena diversa da quella pecuniaria, mentre nel caso di condanna a pena pecuniaria, l’appello potrà essere proposto dal solo imputato, tuttavia questi avrà l’onere di impugnare anche il capo della sentenza relativo alla condanna al risarcimento del danno. Il ricorso per Cassazione è invece proponibile da tutte le parti processuali, compresa la persona offesa che ha chiesto la citazione in giudizio dell’imputato.

 

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