Il soggetto che ha subìto una condanna penale può “ripulire” la propria fedina penale, tornando sostanzialmente incensurato, chiedendo la riabilitazione penale qualora sussistano i presupposti di legge (art. 178 c.p.).

In particolare si può chiedere la riabilitazione dopo almeno 3 anni dall’espiazione della pena, se vi è stato il regolare pagamento delle spese processuali e delle eventuali obbligazioni civili (risarcimento danni) ed infine se il condannato ha mantenuto una buona condotta.

Il soggetto condannato pertanto, decorsi almeno 3 anni dalla condanna (in caso di recidivi il periodo si allunga fino ad 8 anni), potrà verificare la possibilità di accedere alla riabilitazione mediante il consulto di un legale, il quale innanzitutto chiederà copia del casellario penale e della visura senza valore di certificazione (su cui sono annotati tutti i provvedimenti giudiziari emessi, anche quelli che non compaiono nel casellario) nonché della sentenza penale di condanna.

In presenza dei presupposti, potrà essere depositata la relativa istanza dinnanzi il Tribunale di Sorveglianza competente per territorio (luogo di residenza del condannato), allegando i relativi documenti, e il Tribunale deciderà in merito e, se ve ne sono i presupposti, ordinerà l’annotazione della riabilitazione sul casellario penale del soggetto.

Anche per la procedura di riabilitazione è possibile accedere al patrocinio a spese dello Stato qualora ricorrano le condizioni di legge.

Avv. Davide Granata